Il parere politico di Demos riguardo lo sciopero dei docenti in Statale e nelle università italiane

Il collettivo Demos capisce e supporta le motivazioni dello sciopero dei professori universitari negli atenei italiani ma lamenta il fatto che sia uno sciopero di settore che non coinvolge gli studenti e i lavoratori dell’Università, anch’essi colpiti dai tagli all’istruzione pubblica.

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Il 27 giugno 2017 oltre 5.000 professori e ricercatori universitari hanno indetto uno sciopero, consistente nell’astensione dallo svolgimento degli esami di profitto nelle Università italiane durante la sessione autunnale dell’anno accademico 2016-2017, nello specifico tra il 28 agosto e il 31 ottobre. La lettera di proclamazione è sottoscritta dai professori e dai ricercatori a titolo personale, ma l’azione è stata promossa dall’organizzazione “Movimento per la dignità della docenza universitaria”, facente capo a Carlo Vincenzo Ferrero, docente al Politecnico di Torino.
Perché è stato indetto questo sciopero?
Nella lettera di proclamazione sono indicate chiaramente le due finalità dello sciopero: ottenere un provvedimento che
a) sblocchi le classi e gli scatti stipendiali dei professori e dei ricercatori universitari a partire dall’1 gennaio 2015 (il blocco è fissato per il quinquennio 2011-2015);
b) riconosca ai fini giuridici il quadriennio 2011-2014, con i conseguenti effetti economici a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dall’1 gennaio 2015.
Nell’appello lanciato il primo giorno di sciopero si leggono inoltre altre rivendicazioni, tra cui: vedersi valutare con metodologie più corrette; essere liberati dall’eccesso di burocrazia e poter così dedicare altro tempo proficuo e prezioso alla didattica e alla ricerca, assai penalizzate nel nostro Paese; vedere ripristinato un clima di lavoro nel quale ci sia serenità e collaborazione fra i colleghi.

E sono proprio le motivazioni di questo sciopero a risultare maggiormente soggette a critiche, perché alquanto limitate e di categoria.
Se consideriamo la drammatica situazione nella quale versano l’università e la ricerca, così come l’istruzione pubblica in generale, soggette a continui tagli e aperture verso il finanziamento privato, non si può che condividere la preoccupazione per il decadimento di questo settore fondamentale.
Tuttavia, le rivendicazioni del Movimento sono limitate agli aspetti normativi ed economici del lavoro: una richiesta del tutto legittima, ma che – da sola – lascia trasparire una certa immaturità, assenza di analisi e presa di posizione in merito al tema dell’istruzione pubblica, irriducibile alla problematica degli stipendi e avente notevoli ripercussioni su tutto il sistema sociale ed economico del paese.
Sicuramente, il fatto che l’organizzazione promotrice non sia un sindacato tout-court, portatore di una visione politico-sindacale a vasto spettro, ma un “Movimento per la dignità della docenza universitaria” è sintomatico di un certo corporativismo. Nonostante diverse dichiarazioni di solidarietà e simpatia da parte di esponenti dei sindacati, nessuno di essi vi ha apertamente aderito.
Giova ricordare che la tematica del blocco degli stipendi riguarda tutto il settore del pubblico impiego e non solo i docenti e i ricercatori universitari. Allo stesso tempo però, questa categoria è una delle poche ad essere rimaste soggette alla disciplina pubblica, e cioè non contrattualizzate.
Anche la problematica della ricerca, che ben si collega alle rivendicazioni studentesche e al passaggio studio-lavoro, non è affrontata con l’approfondimento che richiederebbe.

Lo sciopero coinvolge un settore, quello della pubblica istruzione e ricerca, definito “essenziale” e perciò soggetto ad una normativa speciale – l’unica – in materia di sciopero (l. 12 luglio 1990, n. 146). Per il momento, la Commissione, che può sempre intervenire modificando le modalità dello sciopero, non ha rilevato irregolarità.
Questo sciopero, in concreto, consiste nello slittamento della data degli appelli della sessione autunnale o nella eliminazione della prima data (se ne sono previste più di una).
Il coinvolgimento degli studenti è assente, nonostante il blando invito del Movimento: non si ha notizia né di appelli alle organizzazioni studentesche o anche solo alle liste degli studenti nei vari atenei, né di azioni condivise con gli studenti. Non si stanno rilevando l’attenzione mediatica e il danno d’immagine sperati, proprio perché non si sono organizzati presidi, manifestazioni, assemblee pubbliche nelle quali i promotori avrebbero potuto interfacciarsi non solo con gli studenti, ma anche con gli altri lavoratori.
Purtroppo questo sciopero si sta concretizzando in un tam-tam di e-mail degli studenti a professori e segreterie, per avere informazioni circa la regolare tenuta degli appelli. Al netto di un’università pubblica già sufficientemente mal organizzata, il maggior danno lo stanno subendo gli studenti.

Informazioni sulla legittimità dello sciopero

Lo sciopero è legittimo solo se attuato nelle seguenti modalità:
– Ogni professore o ricercatore universitario in servizio ha diritto di scioperare, senza dover comunicare alcun preavviso né agli studenti né agli organi di Ateneo;
– L’astensione ha durata massima di 24 ore corrispondenti alla giornata fissata per il primo degli appelli che cadono nel periodo 28 agosto – 31 ottobre 2017. Qualora un docente sia titolare di più appelli di corsi diversi in date o anche solo orari differenti, può astenersi solo dal primo di essi in ordine temporale; se invece essi cadono nella stessa data e nello stesso orario, può astenersi da entrambi.
– Viene assicurata la tenuta di almeno un appello degli esami di profitto nel suddetto periodo: nelle università in cui è previsto un solo appello, i docenti scioperanti devono richiedere alle strutture competenti degli Atenei di fissare un appello straordinario dopo quattordici giorni dalla data dello sciopero; qualora sia già previsto un secondo appello, questo si terrà regolarmente, senza necessità di fissare un appello straordinario
– Un punto dolente, sul quale la Commissione ha richiesto chiarimenti, concerne la possibilità che l’astensione impedisca ai laureandi di concludere gli esami entro i termini fissati per accedere alla sessione di laurea autunnale: per il momento il problema non è stato risolto, ma si propone la fissazione di un appello straordinario riservato ai soli laureandi nei termini e/o lo slittamento dei termini.
– L’apertura delle iscrizioni, se di competenza del docente, è attività dovuta e perciò va garantita
– Vengono assicurate tutte le altre attività istituzionali nel suddetto periodo (in particolar modo lo sciopero non può riguardare le sessioni di laurea)
– Dopo l’astensione, il docente o ricercatore aderente allo sciopero effettua una comunicazione al MIUR, ai promotori dello sciopero e al Rettore.
– Il Movimento, inoltre, sollecita l’indizione, da parte dei docenti scioperanti, di assemblee con gli studenti e poi la comunicazione sull’esito delle stesse.

Collettivo Demos Alternativa Rossa – Università Statale di Milano

Facebook: https://www.facebook.com/Demosalternativarossa/
Mail: demosalternativarossa@gmail.com

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